Fondi fotografici

L'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini possiede, e mette a disposizione degli studiosi, una ricchissima fototeca comprendente circa 730.000 fotografie. Una parte di queste, montata su schedoni cartacei, è accessibile attraverso appositi moduli di consultazione a cassetti nella sezione storica della Fototeca. Le restanti fotografie sono suddivise in una trentina di fondi fotografici collocati nelle celle ad essi dedicate della Nuova Manica Lunga. Tra questi meritano menzione le fototeche personali di importanti studiosi come Giuseppe Fiocco (1884-1971) e Rodolfo Pallucchini (1908-1989), già direttori dell'Istituto di Storia dell'Arte, Raimond van Marle (1887-1936), Evelyn Sandberg Vavalà (1888-1961), Nicola Ivanoff (1901-1977), infine la donazione del Fondo Berenson, proveniente da Villa I Tatti di Firenze. Ad essi si aggiungono le raccolte costituite da fotografi specializzati nella riproduzione di opere d'arte come Nicolò Cipriani e il greco Pericles Papachatzidakis. Una parte dei materiali è già accessibile attraverso il catalogo online, costantemente aggiornato e implementato anche con immagini digitali frutto delle più recenti campagne fotografiche dell'Istituto di Storia dell'Arte.

Istituto di Storia dell'Arte

Album Marinali

Il Fondo è costituito da 1292 fotografie in bianco e nero, in cartoncino lucido del formato 18x24, che documentano la produzione dei Marinali e di altri scultori attivi in Veneto tra Sei e Settecento. La raccolta fu ceduta nel 1977 alla Fondazione Giorgio Cini dal fotografo vicentino Giorgio Di Natale, con il desiderio che venisse custodita dalla prestigiosa istituzione.

Come testimoniato dalla lettera indirizzata il 15 settembre del 1977 all'allora direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte, Rodolfo Pallucchini, Di Natale aveva intrapreso la campagna fotografica sui Marinali nell'ambito di «un mio più vasto piano di registrazione di quanto di bello ci circonda, preoccupato per i danni, tante volte irreparabili che la cosiddetta civiltà dei consumi e dei mass-media apporta loro; spesso con risultati irreversibili. Il mio scopo non è di tesaurizzare per mio conto, ma di preparare materiale da affidare a chi lo possa conservare per i posteri ed/ o usarlo a diletto di ogni amante dell'arte». 

Le fotografie, ciascuna delle quali reca sul retro il timbro del fotografo e la data 1976, giunsero in Fondazione in 21 album ad anelli, corredate da didascalie e da un piccolo nucleo di pubblicazioni sui Marinali, utilizzate da Di Natale come punto di partenza per il proprio lavoro. La successiva ricollocazione del materiale in faldoni a norma ha inteso rispettare l'ordine originale conferito alle immagini e ha conservato le didascalie e i testi allegati alle fotografie.

Il cosiddetto "Itinerario fotografico Marinaliano" ripercorre la vasta produzione della bottega vicentina, fondata da Francesco Marinali, scultore e intagliatore, trasferitosi da Bassano a Vicenza negli anni sessanta del XVII secolo con i figli Orazio (1643/ 1720), Francesco (1647/ 1727) e Angelo (1654/ 1702), i quali furono a loro volta talentuosi scultori. La fama raggiunta dai Marinali, e da Orazio in particolare, perdurata sino ad oltre la metà del Settecento attraverso l'attività dell'erede Giacomo Cassetti, è testimoniata dal crescente numero di incarichi e commissioni ottenute anche al di fuori della città berica, di cui il fondo fotografico fornisce ampia documentazione. Riflettendo i diversi ambiti della produzione marinaliana, il fondo comprende immagini di sculture realizzate per le chiese e i palazzi di Vicenza, ma anche per le ville del vicentino, da "La Rotonda" ai vasti cicli di Montegalda, Montegaldella, Trissino, sino a complessi meno noti come quello di villa Piovene a Castelgomberto, ove è possibile riscontrare la presenza, accanto ai Marinali, di diversi scultori. Di Natale estese inoltre la sua ricerca ai lavori eseguiti dalla bottega vicentina a Treviso, Verona, Venezia, sino ad Udine, Brescia, e Firenze, ove si recò per documentare le opere presenti nel giardino di villa Acton, La Pietra. Il Fondo contiene anche immagini di sculture confluite nelle raccolte museali italiane ed estere, per le quali talvolta il fotografo richiese apposite riproduzioni.

Tra il prezioso materiale rappresentato nel fondo fotografico si segnalano la serie dei fogli del cosiddetto "Album Marinali" del Museo Civico di Bassano del Grappa, contenente i disegni utilizzati come strumenti di lavoro nella bottega vicentina, e il nucleo di terrecotte dei Musei Civici di Vicenza, corrispondenti a bozzetti preparatori per statue di maggiori dimensioni. Il fondo contiene infine documentazione fotografica relativa alla produzione di diversi maestri, dai vicentini Albanese a Giovanni, Antonio e Tommaso Bonazza, sino a Giusto Le Court, Enrico Merengo, Giovanni Maria Morlaiter, e altri scultori cui gli studi più recenti hanno ricondotto opere già attribuite ai Marinali. 

Fondo Berenson

La Fototeca dell'Istituto di Storia dell'Arte possiede una serie di ri-fotografie, dagli esemplari esistenti nelle raccolte di Bernard Berenson presso la "Villa I Tatti" di Settignano. Si tratta di un fondo di 28.750 fotografie, tutte gelatine in bianco e nero di dimensioni 10x10,5 cm, raccolte in 50 scatole, ordinate alfabeticamente per artista.

Il fondo venne costituito a seguito dei gravissimi danni subiti dall'archivio fotografico della Fondazione Cini a causa dell'alluvione del 4 novembre 1966, grazie ad un amichevole accordo stipulato con "Villa I Tatti".

Bernard Berenson nacque nei pressi di Vilnius, in Lituania, nel 1865. Con la sua famiglia si trasferì in America dieci anni più tardi: studiò a Boston e ad Harvard, dove si laureò nel 1887. Successivamente i viaggi in Europa lo persuasero nella necessità di trasferirsi in Europa per l'approfondimento dello studio della storia dell'arte italiana. Prese dunque residenza in Toscana, a Settignano, dove rimase sino alla morte, nel 1959, a seguito della quale la gestione della villa venne affidata alla Harvard University di Cambridge nel Massachusetts.

La parte preponderante dei suoi studi si concentra tra il 1892 e il 1909, sebbene importanti contributi e revisioni continueranno ad apparire nel corso degli anni successivi, fino al 1957.

In Rudiments of Connoiseurship del 1894 (ma apparso nel 1902) Berenson rivela i fondamenti del suo metodo di lavoro, fondato sull'analisi stilistica e filologica dell'opera d'arte, ritenuta l'elemento principale a cui affidarsi, affermando, nella tradizione che era stata di Giovanni Morelli, la superiorità dell'occhio sul documento. Tale metodo lo condusse all'elaborazione e al riordino dei cataloghi dei maestri del Rinascimento, anche di quelli in precedenza trascurati dalla critica. A lui dobbiamo, ad esempio, la riscoperta di un artista come Lorenzo Lotto, indagato nella monografia del 1895.

Egualmente fondamentali rimangono i suoi studi sui Pittori italiani del Rinascimento, quello sui Veneziani (apparso nel 1894) e quello sui Fiorentini (nel 1896), nei quali incomincia a farsi strada la celebre teoria dei "valori tattili". Nello stesso 1896 Berenson diede avvio al monumentale studio sulla grafica degli artisti fiorentini (Drawings of the Florentine Painters), per molti versi rimasto insuperato.

Nel corso degli anni, come indispensabile strumento di studio, Berenson costituì un immenso archivio fotografico, con un'ampia documentazione soprattutto per gli artisti dei secoli XIII-XVI, alcuni dei quali individuati e riconosciuti per la prima volta dallo studioso stesso.

 

Fondo Cipriani

Tra il 1958 e il 1959 l'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Cini acquista la raccolta costituita da Nicolò Cipriani (Ravenna, 1892 - Firenze, 1968), fotografo ed archivista, collaboratore per oltre trent'anni del Gabinetto Fotografico della Soprintendenza Fiorentina.

Appassionato collezionista di fotografie, cultore del paesaggio italiano, in particolar modo di quello toscano, appassionato d'arte, durante la sua attività a Firenze Cipriani realizza numerose campagne fotografiche per studiosi quali Aby Warburg, Raimond Van Marle, Giuseppe Fiocco, Ugo Ojetti, Adolfo Venturi, Roberto Longhi, Luigi Coletti, Bernard Berenson e molti altri. Collabora con numerose case editrici come il Touring Club, Rizzoli e Mondadori; documenta alcune tra le maggiori mostre d'arte allestite in città, come la mostra sulla Pittura italiana del 600 e 700 tenutasi a palazzo Pitti nel 1922, oppure la Mostra storica del Libro Illustrato del 1927, come attestato dai registri inventariali.

Oltre all'attività presso il Gabinetto Fotografico, Cipriani esegue numerosi scatti per committenti privati e diversi reportage della campagna toscana. Le sue creazioni spaziano dalle riprese in studio di opere d'arte di collezionisti fiorentini e non solo, alle emozionanti panoramiche che immortalano il paesaggio toscano nella sua interezza, contrastato da chiaro-scuri d'effetto, come le istantanee della spiaggia di Viareggio esposte alla II Mostra Fotografica del Paesaggio Toscano del 1927. La produzione viene meticolosamente documentata per mano dello stesso Cipriani attraverso la compilazione di dettagliati inventari manoscritti, oggi custoditi negli archivi del Gabinetto Fotografico del Polo Museale Fiorentino, nei quali egli stesso identifica ogni lastra con un numero accanto al quale appunta un'essenziale descrizione del soggetto ritratto, il formato dello scatto, la data e a volte il nome del committente della fotografia. Tra le immagini registrate troviamo anche alcune istantanee realizzate durante la sua permanenza nelle fila del Regio Esercito durante la Grande Guerra: positivi monocromi di piccolo formato che documentano la vita dei soldati al fronte. L'analisi dei preziosi registri ci permette di ricostruire l'intera attività del fotografo e archivista, nonché la fitta rete di rapporti con i maggiori collezionisti e studiosi che operano nella città medicea. Accanto agli scatti da lui stesso realizzati, Cipriani raccoglie fotografie, ritagli di giornale ed annotazioni bibliografiche allo scopo di costituire un'enciclopedia illustrata dell'arte italiana denominata Fototeca Italiana.

Oggi la raccolta è costituita da oltre 150.000 positivi, frutto di campagne fotografiche, di richieste di committenti esterni che si rivolgono al Gabinetto fotografico fiorentino o direttamente a Cipriani per acquistare una o più riproduzioni, di scatti realizzati da fotografi che nella prima metà del Novecento hanno collaborato con l'istituzione fiorentina e di immagini provenienti dagli archivi Alinari, Chaffourier, Anderson, Brogi e Lombardi. Si tratta di un catalogo dell'arte italiana complesso e di proporzioni considerevoli, uno strumento ancora da esplorare, assolutamente unico nel suo genere.

Bibliografia:

Paesaggi toscani nelle immagini della Fototeca Italiana, a cura di M. Tamassia, Firenze 2009

M. Tamassia, La documentazione delle sculture di Michelangelo Buonarroti nel Gabinetto Fotografico della Soprintendenza Fiorentina, in Ri-conoscere Michelangelo, a cura di M. Maffioli e S. Bietoletti, Firenze 2014, pp. 78-89

Fondo Pallucchini

L'archivio fu costituito da Rodolfo Pallucchini (1908 - 1989), direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte dal 1972 al 1989 e considerato il più grande storico dell'arte veneta del Novecento.

Titolare della cattedra di Storia dell'Arte Moderna, dapprima a Bologna (1950) e poi a Padova (1956-1979), ove il suo lungo magistero ha dato origine a una prestigiosa scuola, dal 1972 assunse la Direzione dell'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini, a cui è poi pervenuta, nel 1989, la sua ricca fototeca.

La raccolta di oltre 47.000 fotografie rappresenta una documentazione straordinaria su almeno cinque secoli di pittura veneziana e non solo. Vero laboratorio dello studioso, esso offre inoltre l'opportunità di conoscerne il metodo di lavoro e le scelte attributive. Le foto sono conservate in oltre duecento scatole, disposte in ordine cronologico e alfabetico per autore, talvolta accompagnate da note autografe poste sul retro attestanti l'ubicazione dell'opera d'arte, la provenienza e le differenti attribuzioni. Alle riproduzioni, stimabili nell'ordine delle cinquantamila unità, è spesso unita la corrispondenza relativa, utile per la ricostruzione completa della connoisseurship dello studioso. Buona parte del materiale conservato nel fondo ha rappresentato la base documentaria per i fondamentali studi monografici sulla pittura veneta del Trecento, del Quattrocento, del Seicento e del Settecento e di tutte le più importanti pubblicazioni dello storico dell'arte.

Il fondo comprende anche annotazioni manoscritte e bozze delle sue pubblicazioni, nonché un considerevole numero di foto di opere del Novecento risalenti all'epoca dell'organizzazione delle Biennali di Venezia (1948-1954).

 Nell'ambito delle attività promosse dal Comitato regionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Rodolfo Pallucchini, è stata intrapresa la digitalizzazione e la catalogazione del fondo: attualmente sono consultabili online parte dei materiali e in particolare la documentazione fotografica relativa ai secoli XIV e XVII. 

La consultazione è possibile su appuntamento, presentando la richiesta all'indirizzo fototeca.digitale@cini.it, dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 13:00, dalle 14:00 alle 16:30.

Fototeca digitale
tel. +39 041 2710441/ +39 041 2710440
fax +39 041 5205842
e-mail fototeca.digitale@cini.it

hai cercato

Ricerca libera in tutto il patrimonio

ricerca avanzata