Istituto di Storia dell'Arte


Direttore
Luca Massimo Barbero


Segreteria
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Fondo Cardazzo
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Accesso agli Archivi 
La consultazione è possibile su appuntamento.

Fondi fotografici

L'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini possiede, e mette a disposizione degli studiosi, una ricchissima fototeca comprendente circa 730.000 fotografie. Una parte di queste, montata su schedoni cartacei, è accessibile attraverso appositi moduli di consultazione a cassetti nella sezione storica della Fototeca. Le restanti fotografie sono suddivise in una trentina di fondi fotografici collocati nelle celle ad essi dedicate della Nuova Manica Lunga. Tra questi meritano menzione le fototeche personali di importanti studiosi come Giuseppe Fiocco (1884-1971) e Rodolfo Pallucchini (1908-1989), già direttori dell'Istituto di Storia dell'Arte, Raimond van Marle (1887-1936), Evelyn Sandberg Vavalà (1888-1961), Nicola Ivanoff (1901-1977), infine la donazione del Fondo Berenson, proveniente da Villa I Tatti di Firenze. Ad essi si aggiungono le raccolte costituite da fotografi specializzati nella riproduzione di opere d'arte come Nicolò Cipriani e il greco Pericles Papachatzidakis. Una parte dei materiali è già accessibile attraverso il catalogo online, costantemente aggiornato e implementato anche con immagini digitali frutto delle più recenti campagne fotografiche dell'Istituto di Storia dell'Arte.

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Album Marinali

Il Fondo è costituito da 1292 fotografie in bianco e nero, in cartoncino lucido del formato 18x24, che documentano la produzione dei Marinali e di altri scultori attivi in Veneto tra Sei e Settecento. La raccolta fu ceduta nel 1977 alla Fondazione Giorgio Cini dal fotografo vicentino Giorgio Di Natale, con il desiderio che venisse custodita dalla prestigiosa istituzione.

Come testimoniato dalla lettera indirizzata il 15 settembre del 1977 all'allora direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte, Rodolfo Pallucchini, Di Natale aveva intrapreso la campagna fotografica sui Marinali nell'ambito di «un mio più vasto piano di registrazione di quanto di bello ci circonda, preoccupato per i danni, tante volte irreparabili che la cosiddetta civiltà dei consumi e dei mass-media apporta loro; spesso con risultati irreversibili. Il mio scopo non è di tesaurizzare per mio conto, ma di preparare materiale da affidare a chi lo possa conservare per i posteri ed/ o usarlo a diletto di ogni amante dell'arte». 

Le fotografie, ciascuna delle quali reca sul retro il timbro del fotografo e la data 1976, giunsero in Fondazione in 21 album ad anelli, corredate da didascalie e da un piccolo nucleo di pubblicazioni sui Marinali, utilizzate da Di Natale come punto di partenza per il proprio lavoro. La successiva ricollocazione del materiale in faldoni a norma ha inteso rispettare l'ordine originale conferito alle immagini e ha conservato le didascalie e i testi allegati alle fotografie.

Il cosiddetto "Itinerario fotografico Marinaliano" ripercorre la vasta produzione della bottega vicentina, fondata da Francesco Marinali, scultore e intagliatore, trasferitosi da Bassano a Vicenza negli anni sessanta del XVII secolo con i figli Orazio (1643/ 1720), Francesco (1647/ 1727) e Angelo (1654/ 1702), i quali furono a loro volta talentuosi scultori. La fama raggiunta dai Marinali, e da Orazio in particolare, perdurata sino ad oltre la metà del Settecento attraverso l'attività dell'erede Giacomo Cassetti, è testimoniata dal crescente numero di incarichi e commissioni ottenute anche al di fuori della città berica, di cui il fondo fotografico fornisce ampia documentazione. Riflettendo i diversi ambiti della produzione marinaliana, il fondo comprende immagini di sculture realizzate per le chiese e i palazzi di Vicenza, ma anche per le ville del vicentino, da "La Rotonda" ai vasti cicli di Montegalda, Montegaldella, Trissino, sino a complessi meno noti come quello di villa Piovene a Castelgomberto, ove è possibile riscontrare la presenza, accanto ai Marinali, di diversi scultori. Di Natale estese inoltre la sua ricerca ai lavori eseguiti dalla bottega vicentina a Treviso, Verona, Venezia, sino ad Udine, Brescia, e Firenze, ove si recò per documentare le opere presenti nel giardino di villa Acton, La Pietra. Il Fondo contiene anche immagini di sculture confluite nelle raccolte museali italiane ed estere, per le quali talvolta il fotografo richiese apposite riproduzioni.

Tra il prezioso materiale rappresentato nel fondo fotografico si segnalano la serie dei fogli del cosiddetto "Album Marinali" del Museo Civico di Bassano del Grappa, contenente i disegni utilizzati come strumenti di lavoro nella bottega vicentina, e il nucleo di terrecotte dei Musei Civici di Vicenza, corrispondenti a bozzetti preparatori per statue di maggiori dimensioni. Il fondo contiene infine documentazione fotografica relativa alla produzione di diversi maestri, dai vicentini Albanese a Giovanni, Antonio e Tommaso Bonazza, sino a Giusto Le Court, Enrico Merengo, Giovanni Maria Morlaiter, e altri scultori cui gli studi più recenti hanno ricondotto opere già attribuite ai Marinali. 

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Corpus Gernsheim

La Fototeca dell'Istituto di Storia dell'Arte riunisce circa 25.250 fotografie di disegni realizzate a partire dal 1937 dallo storico dell'arte tedesco Walter Gernsheim, direttore della rivista "Corpus Photographicum of Drawings".

Sebbene i primi contatti documentati tra l'Istituto di Storia dell'Arte e Walter Gernsheim risalgano al 1954, è solo nel 1958 che avviene la sottoscrizione da parte dello stesso Istituto all'abbonamento del Corpus photographicum of Drawings, progetto che Gernsheim realizzò con l'assistenza della moglie Jutta Lauke.

La collaborazione instauratasi su suggerimento di Alessandro Bettagno (1919/ 2004), allora segretario dell'Istituto di Storia dell'Arte, con il dottor Walter Gernsheim - che consisteva da una parte nel facilitare Gernsheim ad accedere alle principali collezioni veneziane e dall'altra nel fornire materiali utili ad arricchire la fototeca da poco costituita a San Giorgio - era in linea con gli interessi verso la grafica coltivati dall'Istituto e sfociati nelle prime mostre di disegni allestite presso la Fondazione. Mosso dai medesimi interessi, lo storico dell'arte tedesco voleva offrire, attraverso la documentazione fotografica dei disegni conservati nelle raccolte di istituzioni, musei e biblioteche europei ed americani, un efficace strumento di studio.

Dal 1968, su richiesta dell'allora direttore dell'Istituto Giuseppe Fiocco (1884/ 1971), si procede anche al "recupero per acquisto di tutte le fotografie di disegni di maestri veneti riprodotti (…) in tanti anni di benemerita attività", con l'acquisto dei back numbers con i fondi stanziati dal CNR.

Nel 1972 l'abbonamento al Corpus photographicum veniva sottoscritto solo parzialmente, limitandosi alle fotografie dei disegni di scuola italiana.

La raccolta conservata presso la Fototeca dell'Istituto di Storia dell'Arte riunisce circa 25.250 fotografie, dunque solo una parte, per quanto significativa, dell'intero Corpus photographicum of Drawings, che è costituito da circa 175.000 immagini. Le fotografie, tutte gelatine in bianco e nero montate su schedone, sono ordinate topograficamente nell'apposita sezione di grafica della Fototeca.

Utile strumento per la consultazione del materiale sono gli indici, elenchi dattiloscritti conservati in undici album numerati e che presentano più voci, quali ad esempio l'ubicazione e le misure del disegno riprodotto, nonché, attraverso una sigla, la tecnica utilizzata dall'artista. L'album IX è riservato ai back numbers.

Corpus Papachatzidakis

La raccolta, costituita dal fotografo greco Pericles Papachatzidakis (1905/ 1990), comprende 4552 positivi che rappresentano un'esclusiva documentazione del patrimonio monumentale della Grecia e della Macedonia.

La primitiva vocazione dell'Istituto di Storia dell'Arte di esercitare un ruolo significativo nell'ambito degli studi sull'arte bizantina e dell'Oriente cristiano - ruolo mediato dall'illustre storico dell'arte e fine bizantinista Sergio Bettini (1905/ 1986) - ha determinato alla metà degli anni cinquanta del secolo scorso l'acquisto di un consistente corpus fotografico sulle arti e l'architettura della Grecia bizantina, frutto di estese campagne condotte dal fotografo greco Pericles Papachatzidakis.

Conosciuto dal professor Bettini durante i suoi numerosi viaggi in Grecia, protrattisi sino a guerra inoltrata e finalizzati allo studio e alla raccolta di immagini oltre che "un'esplorazione in senso quasi pionieristico della provincia dell'impero bizantino", il fotografo Papachatzidakis venne contattato dall'Istituto nel giugno del 1955, su consiglio dello stesso Bettini, per la fornitura di una prima serie di fotografie su alcuni dei più importanti monumenti bizantini greci, comprendente la documentazione completa dei mosaici del monastero della Nea Moni di Chios. Successivamente e nel corso di tutto il 1956 una fitta corrispondenza documenta l'acquisizione di altre serie fotografiche, che Papachatzidakis andava costituendo in base alle richieste che gli provenivano dallo stesso Istituto di Storia dell'Arte, per l'ammontare complessivo di 4552 fotografie.

La raccolta documenta in maniera capillare ed esaustiva l'arte bizantina dell'area greco-macedone, con particolare attenzione ai cicli musivi del cosiddetto "classicismo macedone e dello stile lineare" (XI secolo), come il monastero della Dormizione di Dafnì nei pressi di Atene, il monastero di Hosios Loukàs e il monastero della Nea Moni nell'isola di Chios. Ben rappresentati sono i centri monumentali di Salonicco (affreschi e mosaici della chiesa dei Santi Apostoli, di Santa Caterina, di San Demetrio, di Santa Sofia) e di Mistrà (vedute dell'abitato e del Kastro, chiese dell'Afendikò, della Vergine Peribleptos, della Vergine Pantànassa, della Mitròpoli). Di particolare rilievo gli affreschi tardobizantini dei complessi del Monte Athos e delle Meteore in Tessaglia.

Dei 4552 positivi, ordinati in 78 buste rispettando il criterio topografico iniziale con il quale sono pervenuti, 294 - riguardanti esclusivamente la documentazione di complessi monumentali della città di Salonicco - sono stati montati su schedone e collocati negli appositi classificatori. Nell'ambito del progetto di valorizzazione dei fondi e delle raccolte fotografiche della Fototeca è in corso il programma di digitalizzazione e catalogazione del Corpus: attualmente sono consultabili online parte dei materiali e in particolare la sezione relativa ai complessi monumentali della Grecia bizantina di Dafnì, Hosios Loukàs e Nea Moni.

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Fondo Abis

Il fondo Abis è una raccolta di 1.572 fotografie collezionate da Mario (1924/ 2004) e Serafino Abis allo scopo di realizzare un dossier sulla civiltà delle ville venete presenti nel territorio di Padova. La raccolta comprende anche appunti manoscritti ed annotazioni bibliografiche relative alle località immortalate.

Fondo Alfieri

La raccolta è costituita da fotografie e diapositive utilizzate da Bruno Alfieri (1927/ 2008) per le pubblicazioni d'arte curate dalla casa editrice fondata dal padre Vittorio nel 1938. Il fondo comprende riproduzioni di opere di artisti veneti come Pietro Longhi, Bernardo Bellotto, Battista Zelotti, utilizzate per la pubblicazione delle relative monografie, nonché l'apparato iconografico del volume Cabinet d'Amateur (Scarpa Sonnino, 1995).

Fondo Berenson

La Fototeca dell'Istituto di Storia dell'Arte possiede una serie di ri-fotografie, dagli esemplari esistenti nelle raccolte di Bernard Berenson presso la "Villa I Tatti" di Settignano. Si tratta di un fondo di 28.750 fotografie, tutte gelatine in bianco e nero di dimensioni 10x10,5 cm, raccolte in 50 scatole, ordinate alfabeticamente per artista.

Il fondo venne costituito a seguito dei gravissimi danni subiti dall'archivio fotografico della Fondazione Cini a causa dell'alluvione del 4 novembre 1966, grazie ad un amichevole accordo stipulato con "Villa I Tatti". 

 

Fondo Bettini

Interessante cammeo sull'arte bizantina, il fondo è costituito da 350 negativi di scatti realizzati direttamente dallo storico dell'arte Sergio Bettini (1905/ 1986) durante i numerosi viaggi compiuti dal 1934 al 1940 a Istanbul e nelle aree un tempo province dell'Impero di Costantinopoli e finanziati dalla Fondazione Giorgio Cini. Questa sponsorizzazione, come si evince da una lettera indirizzata al professor Anti datata 31 agosto 1955 e conservata nell'archivio dell'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini, era finalizzata non solo alla realizzazione di campagne fotografiche e cinematografiche condotte da Sergio Bettini con le sue Rolleiflex e Bolex da presa 8/8, ma anche al reperimento di fotografi professionisti, che avrebbero nel corso degli anni arricchito le collezioni fotografiche dell'Istituto di Storia dell'Arte, come nel caso di Pericle Papachatzidakis.

La raccolta documenta principalmente il patrimonio architettonico e monumentale, con la presenza considerevole di vedute urbane, di Costantinopoli, della Grecia, comprese le isole dell'Egeo e dell'Albania. Ricordiamo, inoltre che negli anni '31-'32 e '32-'33, su richiesta della Regia Legazione d'Italia a Tirana, il professor Bettini fu incaricato di svolgere ricerche per la costruzione di un corpus sui monumenti veneti in Albania.

I negativi, da cui sono stati tratti altrettanti positivi montati su scheda cartacea e inseriti nell'archivio all'interno della sezione topografica, mostrano l'usura del tempo e forme di degrado piuttosto avanzato. Inseriti in buste di carta e inventariati, sono conservati all'interno di appositi cassetti riservati ai negativi della Fondazione Giorgio Cini.

Il fondo Bettini è completato da sette straordinari album fotografici dedicati interamente al patrimonio monumentale di Costantinopoli contenenti complessivamente 197 fotografie del pittore e fotografo W. Sender, datati 1925-1928 e due album più piccoli realizzati negli stessi anni con 12 fotografie ciascuno dedicati rispettivamente alla basilica della Haghia Sofia e alla chiesa di San Salvatore in Chora (Kahrije camii) di Costantinopoli.

Il fondo comprende anche annotazioni manoscritte e bozze dattiloscritte delle sue pubblicazioni. Inoltre è conservata nell'archivio dell'Istituto una sezione documentaria legata agli studi e ai contatti di Sergio Bettini con numerosi studiosi e collaboratori dell'Istituto di Storia dell'Arte della fondazione Giorgio Cini, e in primo luogo con il primo direttore e suo maestro Giuseppe Fiocco.

 

Fondo Cipriani

Il fondo è un archivio di materiali fotografici e documentari costituita da Nicolò Cipriani (Ravenna, 1892/ Firenze, 1968), fotografo ed archivista, collaboratore per oltre trent'anni del Gabinetto Fotografico della Soprintendenza di Firenze. Appassionato collezionista di fotografie, cultore del paesaggio italiano, in particolar modo di quello toscano, appassionato d'arte, durante la sua attività a Firenze Cipriani realizza numerose campagne fotografiche per studiosi quali Aby Warburg, Raimond Van Marle, Giuseppe Fiocco, Ugo Ojetti, Adolfo Venturi, Roberto Longhi, Luigi Coletti, Bernard Berenson e molti altri. Collabora con numerose case editrici come il Touring Club, Rizzoli e Mondadori; documenta alcune tra le maggiori mostre d'arte allestite in città, come la mostra sulla Pittura italiana del 600 e 700 tenutasi a palazzo Pitti nel 1922, oppure la Mostra storica del Libro Illustrato del 1927, come attestato dai registri inventariali. Oltre all'attività presso il Gabinetto Fotografico, Cipriani esegue numerosi scatti per committenti privati e diversi reportage della campagna toscana. Le sue creazioni spaziano dalle riprese in studio di opere d'arte di collezionisti fiorentini e non solo, alle emozionanti panoramiche che immortalano il paesaggio toscano nella sua interezza, contrastato da chiaro-scuri d'effetto, come le istantanee della spiaggia di Viareggio esposte alla II Mostra Fotografica del Paesaggio Toscano del 1927. Tra le immagini troviamo anche alcune istantanee realizzate durante la sua permanenza nelle fila del Regio Esercito durante la Grande Guerra: positivi monocromi di piccolo formato che documentano la vita dei soldati al fronte. La raccolta acquistata dall'Istituto di Storia dell'Arte comprende 151.147 fotografie, realizzate in diversi formati e con tecniche di stampa differenti, che ritraggono opere d'arte di varia tipologia (dipinti, sculture, ma anche oggetti di oreficeria, ceramica, merletti, armi, ecc.), secondo il progetto originale di Cipriani di realizzare una mappatura completa dell'arte italiana da lui stesso denominato ‘Fototeca Italiana'. Accanto alle fotografie Cipriani raccolse appunti, ritagli di giornale ed elenchi dattiloscritti riferiti agli oggetti e alle collezioni immortalate. L'acquisizione della raccolta avvenne in due fasi. Alla prima, risalente al 1958, appartengono cartelle di carta all'interno delle quali si trovano fotografie e relativi appunti, ritagli di giornale, cartoline e notizie sull'autore o sulla tecnica utilizzata. Alla seconda fase, successiva al 1960, appartiene il materiale fotografico giunto a San Giorgio stipato in alcune casse e non organizzato, a causa di una grave malattia che colpì Cipriani alla fine della sua carriera. A seguito del riordino, la raccolta fotografica si trova oggi suddivisa in tre parti. Una parte della raccolta (circa 5.000 fotografie), è stata incollata su schede cartacee (formato cm. 24 x 30) tra gli anni cinquanta e i primi anni novanta del secolo scorso, ed è disponibile alla consultazione nelle sezioni Monografica e Topografica della Fototeca. Il nucleo della collezione è costituito dai materiali fotografici e documentari relativi alle Arti, contenuti in fascicoli e suddivisi nelle serie costituite dallo stesso Cipriani: Architetti e scultori, Disegni, Incisori, Pittori, e un'ampia sequenza di Arti minori. Ciascuna serie è ordinata per secolo, autore o scuola. La terza parte della raccolta, costituita da oltre 300 scatole, documenta le singole località in ordine alfabetico; la parte più ricca di documentazione fotografica e cartacea (articoli, ritagli di giornali, guide, ecc.) riguarda la Toscana ma non mancano incursioni nelle regioni limitrofe come l'Umbria e le Marche. Bibliografia: Paesaggi toscani nelle immagini della Fototeca Italiana, a cura di M. Tamassia, Firenze 2009 M. Tamassia, La documentazione delle sculture di Michelangelo Buonarroti nel Gabinetto Fotografico della Soprintendenza Fiorentina, in Ri-conoscere Michelangelo, a cura di M. Maffioli e S. Bietoletti, Firenze 2014, pp. 78-89

Fondo De Logu

Insegnante e poi direttore dell'Accademia di Belle Arti di Venezia dal 1945, Giuseppe De Logu (Catania, 1898/ Venezia, 1971) svolge la sua attività di critico attraverso le riviste di storia dell'arte Emporium, L'Arte e Dedalo. Allievo di Adolfo Venturi, manifesta fin dall'inizio della carriera il suo interesse per il Seicento con la pubblicazione dei volumi La pittura italiana del Seicento (1931) e Scultura italiana del Seicento e del Settecento (1932). Si dedica anche a monografie, quali Tiziano del 1935 e Tintoretto del 1964, frutto delle sue minuziose ricerche archivistiche. Sintesi di tutto il suo pensiero può considerarsi il volume Natura morta italiana, al quale inizia a lavorare fin dalla fine degli anni Venti. In quest'opera, pubblicata nel 1962, sono tracciati i lineamenti della pittura cosiddetta "minore".

Il fondo, donato nel 1994, è costituito da un nucleo principale sulla Natura morta italiana che raccoglie i materiali utilizzati per la pubblicazione del volume omonimo. Si conservano appunti, bozze e numerose fotografie, confluite nella pubblicazione ed utilizzate anche per altri studi: si tratta di strumenti fondamentali per la comprensione del metodo di lavoro dello studioso.

L'inventario raccoglie anche una serie Caravaggio, che comprende i materiali utilizzati per la pubblicazione del volume del 1962 con numerosi dettagli delle opere del Merisi. La serie comprende anche la corrispondenza intercorsa tra lo studioso e l'editore del volume.

Il fondo De Logu raccoglie inoltre una serie di perizie autografe, la corrispondenza con intellettuali di grande rilievo come Licisco Magagnato e Antonio Morassi, galleristi e collezionisti privati. Infine, nella serie Studi, appunti ed estratti, si conserva la documentazione relativa al volume, mai pubblicato, sui pittori minori toscani ed emiliani.

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Fondo Fiocco

Il fondo documenta l'attività di Giuseppe Fiocco (1884/ 1971), primo direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte. La raccolta comprende l'Archivio relativo alla sua attività di direttore (1954-1971), bozze dei suo scritti, dispense e tesi di laurea di cui fu relatore, la corrispondenza intercorsa con vari studiosi tra 1908 e 1971, cartoline ed expertises. Il fondo include anche la fototeca dello studioso, costituita da oltre 65.000 riproduzioni di opere d'arte veneta.

Fondo Gardner

Il fondo fotografico Elizabeth E. Gardner (1915/ 1985), curator nel "Dipartimento di pittura europea" del Metropolitan Museum di New York, è costituito da 60 fotografie monocrome in gran parte provenienti dagli stabilimenti Alinari e Anderson. Si tratta di riproduzioni di opere di Scuola ferrarese, in modo particolare Cosmè Tura, Ercole de' Roberti, Galasso Galassi. La raccolta è confluita negli archivi dell'Istituto di Storia dell'Arte nel 2011, in concomitanza con l'acquisizione della collezione bibliografica appartenuta alla studiosa.

Fondo Geiger

Il fondo raccoglie un migliaio di fotografie in gran parte relative al pittore Alessandro Magnasco, oggetto degli studi di Benno Geiger (1882/ 1965).

Fondo Ivanoff

L'archivio appartenuto a Nicola Ivanoff (1901/ 1977) raccoglie materiale documentario e fotografico utilizzato dallo storico dell'arte per i suoi studi e pubblicazioni sulla pittura veneta dei Sei e Settecento, delle quali si conservano anche appunti manoscritti e bozze.

La ricca raccolta fotografica è giunta in Fondazione dopo la scomparsa dello studioso, il 21 dicembre del 1977, attraverso lascito testamentario.

 

Fondo Knox

L'archivio appartenuto allo storico dell'arte George Knox conserva materiale documentario e fotografico relativo ai suoi studi sulla pittura veneziana, e in particolare sull'opera dei Tiepolo.

Fondo Land

Il fondo raccoglie 462 fotografie donate dal prof. Norman E. Land nel 2008, relative a dipinti di scuola veneta e alla produzione grafica dei Tiepolo.

Fondo Lieberman

La raccolta comprende 1.274 fotografie di opere d'arte di scultura, pittura ed architettura realizzate da Ralph Lieberman, fotografo e storico, nelle città di Venezia, Firenze e Roma, e 185 immagini digitali relative alla chiesa veneziana di Santa Maria dei Miracoli. La raccolta è stata donata all'Istituto di Storia dell'Arte tra 1999 e 2004 dal comitato americano Save Venice.

Fondo Manzelli

L'archivio fotografico appartenuto allo studioso Mario Manzelli fu acquistato dall'Istituto di Storia dell'Arte nell'ambito del progetto Archivi del Vedutismo avviato nel 1999 dall'allora direttore Alessandro Bettagno. La raccolta comprende 400 fotografie di vario formato utilizzate da Manzelli per i suo studi su Michele Marieschi e Antonio Joli.

Fondo Markham Schulz

Il Fondo è stato acquistato dall'Istituto di Storia dell'Arte in occasione dei lavori del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del 550° Anniversario della Nascita di Tullio Lombardo (2005-2008), allo scopo di accrescere la documentazione fotografica presente in fototeca relativa alle opere dello scultore veneziano. Le fotografie sono state eseguite dal fotografo Mario Polesel su commissione di Anne Markham Schulz, esperta di scultura veneta, per i suoi studi sulla bottega dei Lombardo.

Il fondo, interamente digitalizzato e consultabile attraverso l'Atlante delle Sculture di Tullio Lombardo, si compone di 530 fotografie in bianco e nero riordinate all'interno dei raccoglitori in base alla collocazione delle opere raffigurate. 

Tra le riproduzioni si segnalano la serie di fotografie dedicate ai rilievi dei cosiddetti Camerini di Alabastro, oggi conservati al museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, l'ampia campagna fotografica sulla cappella Badoer Giustinian nella chiesa di San Francesco della Vigna a Venezia, oggetto delle approfondite indagini della studiosa, infine le riprese ravvicinate delle sculture dei monumenti funerari realizzati dalla bottega dei Lombardo, oggi riuniti nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia. 

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Fondo Milkovich

La raccolta è costituita da 140 immagini monocrome raccolte dallo studioso croato Michael Milkovich, direttore del Museum of Fine Arts di St. Petersuburg (Florida), nell'ambito delle sue ricerche sul pittore seicentesco Sebastiano Ricci.

Fondo Mucchi

Il fondo raccoglie parte delle radiografie effettuate fra gli anni sessanta e gli anni settanta del Novecento nelle maggiori collezioni d'arte italiane ed europee dal medico radiologo milanese Ludovico Mucchi, figlio del pittore e storico dell'arte Anton Maria Mucchi.

Nel 1983, anno del decesso di Ludovico Mucchi, la moglie Costanza Piccolomini decide di donare i documenti radiografici rimasti nella loro abitazione fiorentina alla Fondazione Giorgio Cini, in ragione del soggetto dominante tali studi (la pittura veneziana del Settecento) e dei rapporti intercorsi negli anni fra Ludovico Mucchi e l'istituzione veneziana.

Il fondo è costituito da 934 lastre radiografiche, 869 inversioni, 559 stampe delle immagini radiografiche e 22 fotografie di dipinti quattro-cinquecenteschi di scuola veneta, toscana e lombarda e dipinti settecenteschi di Pietro Longhi, Canaletto, Bellotto, Francesco Guardi e Michele Marieschi analizzati da Mucchi. Il materiale è raccolto in buste e ad ogni busta corrispondono i documenti relativi ad uno stesso dipinto. Le opere sono state suddivise in due gruppi secondo la datazione: Quattrocento- Cinquecento e Settecento. All'interno dei due filoni cronologici le opere sono state raggruppate per autore e questi ordinati con criterio alfabetico. Fanno parte del fondo fotografico gli appunti e i referti radiografici autografi di Mucchi, inseriti nelle buste contenenti i materiali radiografici.

Il fondo conservato presso la Fondazione Giorgio Cini costituisce uno dei nuclei fondamentali dell'eredità di Mucchi, il cui significato si esplicita pienamente se messo in relazione al più ampio progetto di "Archivio Radiografico Internazionale" fondato su nuovi criteri sistematici, progetto pionieristico cui il radiologo milanese dedicò tutta la sua vita.

Fondo Mullaly

La raccolta donata da Terence Frederick Stanley Mullaly, studioso e critico d'arte per il giornale The Daily Telegraph di Londra fino al 1987, comprende 750 fotografie che documentano dipinti e disegni di scuola veneta e italiana conservati in collezioni private inglesi tra gli anni sessanta e settanta del Novecento. Parte integrante del fondo sono gli scambi epistolari intercorsi tra il critico inglese e Giuseppe Fiocco inerenti al mercato antiquario londinese.

Fondo Ojetti

Il fondo, costituito da 1470 fotografie di monumenti e opere d'arte del Veneto raccolte da Ugo Ojetti (1871/ 1946), in qualità di presidente della Commissione istituita presso il Comando Supremo per la protezione dei monumenti e delle opere d'arte durante la guerra 1915-1918, è stato donato alla Fondazione Giorgio Cini dalla moglie Fernanda nel 1957.

Nella lettera del 26 marzo 1957, inviata al professor Fiocco, direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte, la vedova scrive: "ho molte centinaia di fotografie sia della Venezia Giulia che del Trentino e del Veneto raccolte da mio marito durante la grande guerra. Bellissime intatte fotografie e documentazione completa  ad esempio della Basilica e del Museo di Aquileja ecc. ecc. Ho anche moltissime fotografie che riguardano i danni di guerra, la protezione dei monumenti ecc. Tutte fotografie ordinate e benissimo conservate. Credo che per una biblioteca e un'opera dove si raccoglie tutto quanto ha attinenza col veneto le fotografie dei monumenti devastati, dei paesi massacrati e delle difese fatte ecc. nella guerra del 1915-1918 possa essere cosa interessante".

Della raccolta, conservata presso l'Istituto di Storia dell'Arte, sono consultabili 541 fotografie, dunque solo una porzione dell'intero corpus, in gran parte irrimediabilmente compromesso a causa dell'alluvione che ha colpito Venezia nel 1966.

Le fotografie, tutte gelatine ed albumine, in bianco e nero di vario formato, sono state riordinate topograficamente, mantenendo l'originale sistemazione.

 

Fondo palazzi veneziani

Il Fondo sui palazzi veneziani raccoglie circa 4000 immagini dedicate ai palazzi di Venezia, presenti nell'Archivio digitale dell'Istituto di Storia dell'Arte. Il fondo è frutto delle recenti campagne fotografiche svolte dall'Istituto allo scopo di documentare gli affreschi e gli stucchi realizzati tra XVII e XIX secolo nelle dimore veneziane.

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Fondo Pallucchini

L'archivio fu costituito da Rodolfo Pallucchini (1908/ 1989), direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte dal 1972 al 1989 e considerato il più grande storico dell'arte veneta del Novecento.

Titolare della cattedra di Storia dell'Arte Moderna, dapprima a Bologna (1950) e poi a Padova (1956-1979), ove il suo lungo magistero ha dato origine a una prestigiosa scuola, dal 1972 assunse la Direzione dell'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini, a cui è poi pervenuta, nel 1989, la sua ricca fototeca.

La raccolta di oltre 47.000 fotografie rappresenta una documentazione straordinaria su almeno cinque secoli di pittura veneziana e non solo. Vero laboratorio dello studioso, esso offre inoltre l'opportunità di conoscerne il metodo di lavoro e le scelte attributive. Le foto sono conservate in oltre duecento scatole, disposte in ordine cronologico e alfabetico per autore, talvolta accompagnate da note autografe poste sul retro attestanti l'ubicazione dell'opera d'arte, la provenienza e le differenti attribuzioni. Alle riproduzioni, stimabili nell'ordine delle cinquantamila unità, è spesso unita la corrispondenza relativa, utile per la ricostruzione completa della connoisseurship dello studioso. Buona parte del materiale conservato nel fondo ha rappresentato la base documentaria per i fondamentali studi monografici sulla pittura veneta del Trecento, del Quattrocento, del Seicento e del Settecento e di tutte le più importanti pubblicazioni dello storico dell'arte.

Il fondo comprende anche annotazioni manoscritte e bozze delle sue pubblicazioni, nonché un considerevole numero di foto di opere del Novecento risalenti all'epoca dell'organizzazione delle Biennali di Venezia (1948-1954).

 Nell'ambito delle attività promosse dal Comitato regionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Rodolfo Pallucchini, è stata intrapresa la digitalizzazione e la catalogazione del fondo: attualmente sono consultabili online parte dei materiali e in particolare la documentazione fotografica relativa ai secoli XIV e XVII. 

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Fondo Sandberg Vavalà

Il fondo è costituito da materiali fotografici e documentari raccolti e ordinati dalla studiosa Evelyn Sandberg Vavalà (1888/ 1961) per i suoi studi sulla pittura italiana tra XIII e XVI secolo. 
La raccolta fotografica si compone di oltre 25.000 positivi organizzati secondo un criterio monografico e tipologico, comprendenti anche una cospicua documentazione su mosaici e affreschi medievali, sulla scultura romanica e su importanti segmenti delle arti applicate come cassoni, avori, oreficerie.

A questi si aggiungono materiali documentari di varia natura, come ritagli di giornale, riproduzioni a stampa, appunti, schede bibliografiche stese dalla studiosa inglese, suddivisi in 116 faldoni.

Della raccolta di fotografie (Brogi, Alinari, Anderson), che alla morte della studiosa risultava ancora indivisa, fu scorporata una sezione confluita nella collezione fotografica di Federico Zeri.

La storia del fondo presso la Fondazione Girogio Cini si può ricostruire a partire dalla lettera datata 11 luglio 1961 e inviata dalla sua casa fiorentina, nella quale la studiosa, dopo poche laconiche battute sul suo malfermo stato di salute, comunica le sue ultime volontà di vendere l'archivio privato e le raccolte fotografiche all'Istituto di Storia dell'Arte, dal quale la Vavalà aveva ricevuto l'incarico di redigere le schede per l'Indice della pittura veneta, lavoro interrottosi dopo la sua morte, avvenuta l'8 settembre 1961. Il 7 ottobre dello stesso anno approdano all'Isola di San Giorgio le tredici casse contenenti il ricco fondo di appunti, ritagli, fotografie, raccolti per lo studio e la ricerca e con rigore ordinati in fascicoli monografici e tematici: come mediatore per le procedure burocratiche e legali ed esecutore dei pagamenti da corrispondere al figlio della Sandberg Vavalà, John Kendrew, fu inviato a Venezia il prof. Ulrich Middeldorf.

Fondo Scrinzi

Il fondo, acquistato nel 1958, è costituito da 1.710 positivi fotografici raccolti dallo studioso Alessandro Scrinzi (1894/ 1954), Ispettore del Museo Civico di Padova e Direttore dei Musei Civici e degli Istituti Culturali della città di Brescia. La raccolta documenta opere d'arte di scuola veneta e lombarda conservate in collezioni bresciane e padovane, ma anche scavi archeologici, ed esempi di architettura.

Fondo Valcanover

La raccolta si compone di fotografie di opere di pittura e scultura veneta dal Trecento al Settecento, utilizzate dallo studioso Francesco Valcanover (1916/ 2016) per le sue numerose pubblicazioni.

Fondo Van Marle - Ventura

Il fondo contiene la collezione di circa 30.000 fotografie costituita dallo storico dell'arte olandese Raimond Van Marle (1887/ 1936), e un piccolo nucleo di appunti e annotazioni autografe in gran parte relativi alla pubblicazione dei volumi dell'opera The Development of the Italian Schools of Painting. Al nucleo originale della collezione si aggiungono i materiali appartenuti a Eugenio Ventura (1887/ 1949), antiquario fiorentino che acquistò il fondo fotografico dopo la morte dello studioso. Nella raccolta sono confluiti pertanto materiali fotografici e documentari, come lettere ed expertise, derivati dall'attività di compravendita di opere d'arte esercitata da Ventura.

Fondo Viancini

Il fondo, acquisito nel 1998, conserva circa 4000 fotografie raccolte da Ettore Viancini durante la sua attività di antiquario a Venezia. Si tratta di positivi, monocromi e a colori, negativi e stampe riproducenti opere d'arte veneziana passate sul mercato antiquario: alcuni esemplari riportano sul retro annotazioni ed expertises redatti da studiosi d'arte, come ad esempio Rodolfo Pallucchini.

Fondo Voltolina

La raccolta appartenuta al notaio veneziano Gino Voltolina documenta le vere da pozzo presenti nel territorio di Venezia e della Serenissima (Albania, Croazia, Slovenia), ma anche in altri stati europei (Francia, Gran Bretagna, Germania, Ungheria). Le riproduzioni sono state utilizzate dallo studioso per la pubblicazione del suo libro Le antiche vere da pozzo veneziane edito nel 1970.

Fondo Zava

L'archivio appartenuto a Franca Zava (1920/ 2009), docente dell'Università degli Studi di Padova, è stato acquisito dall'Istituto di Storia dell'Arte nel 2007. Il fondo comprende tutto il materiale documentario prodotto dalla studiosa, quali bozze, trascrizioni, appunti relativi alle sue ricerche sulla pittura veneziana; la corrispondenza intercorsa con antiquari, collezionisti e altri studiosi di storia dell'arte; infine una raccolta di 1400 fotografie utilizzate come apparato iconografico delle sue pubblicazioni, tra cui la monografia su Giambattista Pittoni (1979), e il volume dedicato alla basilica dei Santi Giovanni e Paolo (1965).