Grande pianta prospettica di Venezia in dodici fogli (385 x 275 ca ciascuno), datata 1559 e firmata da Matteo Pagano.
Dopo quella di Jacopo de' Barbari (ALU.0100.1) e quella di Giovanni Andrea Vavassore (ALU.0626), è la terza veduta della città in formato monumentale. Sembra che il disegnatore di questa mappa abbia ripreso alcuni elementi proprio da Vavassore ma anche da vedute più piccole, come quella ritratta da Benedetto Bordon per il suo Isolario. Secondo un'ipotesi di Bier, accettata successivamente da Destombes, il disegno stilisticamente affine alla Mappa del Cario (ALU.0604.1) e alla Veduta di Gerusalemme (ALU.0497) suggerirebbe un'attribuzione al cartografo Giovanni Domenico Zorzi da Modone, autore di altre mappe stampate da Matteo Pagano (ALU.0601, ALU.0602.1, ALU.0603.1). Lo stesso studioso ipotizza l'esistenza di un prototipo perduto, databile intorno al 1549, da cui deriverebbero sia la Mappa di Pagano che la veduta di Venezia raffigurata nella Cosmographia universalis di Sebastian Münster.
Come segnalato nel cartiglio in basso a sinistra, la Mappa doveva essere accompagnata da un libro initolato 'Le bellezze di Vinegia'; secondo Schulz si tratterebbe dell'opera Tutte le cose notabili e belle che sono in Venetia di Francesco Sansovino, pubblicata poco prima della veduta, nel 1556 (Schulz 1970, p. 106, nota 10).
Nel 1567 Francesco di Tomaso da Salò, editore che rileva l'attività di Pagano all'Insegna della Fede, pubblica una seconda edizione della veduta, con alcune minime variazioni nei caratteri tipografici delle due didascalie (ALU.0613.2). Pagano inoltre è autore di un'altra Mappa di Venezia di dimensioni ridotte, stampata alcuni anni dopo questa versione monumentale (ALU.1285.1) e di cui esiste una seconda edizione a opera dello stesso Francesco da Salò (ALU.1285.2).
Per un elenco completo delle carte geografiche e delle altre xilografie su fogli sciolti di Matteo Pagano si veda ALU.0603.1.






