Istituto di Storia dell'Arte / storiaartexilografie

OGGETTO

definizione: carta da gioco
identificazione: elemento d'insieme Tarocchi del Boiardo

SOGGETTO

identificazione: FANTE DI GELOSIA
titolo parallelo: KNAVE OF JEALOUSY

LOCALIZZAZIONE

PROVENIENZA

data ingresso: ante 1677 (donate da Ovidio Montalbani)
data uscita: ante 1847

data ingresso: ante 1847
data uscita: 1861 (Paris, Maison Silvestre 21 dic., lot. 548)

data ingresso: 1861 (Paris, Maison Silvestre 21 dic., lot. 548)
data uscita: 1862 (Londra, Sotheby&Wilkinson 25 lug., lot. 587)

data ingresso: 1862 (Londra, Sotheby&Wilkinson 25 lug., lot. 587)
data uscita: post 1862

data ingresso: post 1862
data uscita: 1971 (Londra, Christie’s, 24 novembre, lot. 310)

data ingresso: 1971 (Londra, Christie’s, 24 novembre, lot. 310)
data uscita: post 1973

DATAZIONE

sec. XVI, primo quarto
1500 ca. - 1525 ca.

AUTORE

  • Anonimo (inventore, incisore)
ambito culturale: ambito emiliano-veneto (inventore)
ambito emiliano-veneto (incisore)
altre attribuzioni: ambito veneziano
ambito ferrarese

DATI TECNICI

xilografia; mm 140 x 75
materia del supporto: carta
filigrana: da rilevare

STATO DI CONSERVAZIONE

indicazioni specifiche: Ubicazione non reperita, stato di conservazione non rilevabile

MODALITÀ DI CONSERVAZIONE

RESTAURI

ISCRIZIONI

tipologia: di commento
lingua: volgare
tecnica di scrittura: a stampa
tipo di caratteri: gotico minuscolo
trascrizione: [non leggibile]










STEMMI, MARCHI

NOTIZIE STORICO-CRITICHE

Questa carta da gioco appartiene al “mazzo del Boiardo” (ALU.0583 - ALU.0599) e rappresenta il fante di Gelosia, impersonata da Argo.

Matteo Maria Boiardo, come rilevò per primo Rodolfo Renier, scrisse un testo in terzine destinato ad illustrare delle carte da gioco. Si tratta dei Cinque capituli bellissimi sopra il Timore, Gelosia, Speranza, Amore. La prima edizione del testo risale al 1523: Amore di Hieronimo Beniueni Fiorentino, allo illustris. S. Nicolo da Correggio. Et una Caccia de amore bellissima & cinque capituli, sopra el timore, zelosia, speranza, amore, & uno Trionpho del mondo, composti per il conte Matteo Maria Boiardo et altre cose diuerse, Stampata nella inclyta citta di Venetia per Nicolo Zopino e Vincentio compagno. Nel Cinquecento seguono edizioni nel 1526, '32, '33, '35, '37, '38.

Angelo Solerti scoprì che l'urbinate Pier Antonio Viti, fratello del pittore Timoteo e contemporaneo di Boiardo, scrisse un dettagliato commento al testo del conte di Scandiano. Il breve codice manoscritto, al momento del ritrovamento in possesso del marchese Antaldi di Pesaro, fu pubblicato in Poesie volgari e latine di Matteo Maria Boiardo riscontrate sui codici e su le prime stampe da Angelo Solerti, Bologna 1894, pp. XXXII-XXXIII, 313-338.
Il commento di Viti, detto da Solerti Illustrazione, è indirizzato a una dama della corte di Urbino a cui l'autore fornisce indicazioni dettagliate su cosa debba essere disegnato e su come debbano essere colorate le carte.

Secondo le indicazioni di Viti ognuna delle 78 carte del mazzo doveva contenere la relativa terzina composta da Boiardo. Il mazzo descritto consiste di 40 carte numerali, 16 figure e 22 trionfi. A queste 78 carte se ne dovevano aggiungere altre due contenenti 4 strofe ciascuna, tratte dalla conclusione del testo boiardesco, portando il mazzo a un totale di 80 carte (nei Cinque capituli il numero di strofe è effettivamente 86).
Il manoscritto termina con le regole per quattro possibili giochi che si potevano fare con questo mazzo (spiegati da Rodolfo Renier, Tarocchi di Matteo Maria Boiardo, 1894, pp. 23 e sgg.), mentre Boiardo aveva preferito sollecitare l'inventiva del giocatore dichiarando “Resta mo a te trovar del gioco l'arte”.

Si tratta di un gioco fantastico a carattere etico e sentenzioso, un mazzo curioso e a sé “per il simbolismo morale, che tutto lo informa; per la parte grande che vi hanno l'antichità classica e la mitologia; per l'uso singolare che vi si fa del mazzo dei tarocchi” (Renier, p. 25).

I primi quattro ‘capitoli' che costituiscono il testo di Boiardo constano ciascuno di quattordici strofe e sono dedicati a Timore, Gelosia, Speranza e Amore.
Le prime dieci terzine di ciascun capitolo fanno riferimento alle carte da gioco numerali da 1 a 10, le ultime quattro alle figure.
Ad ogni capitolo/passione corrisponde un seme delle carte da gioco. I semi non sono conformi a nessun sistema usato nei mazzi di carte, Viti li desume dalla qualità della passione a cui si collegano: il seme dell'Amore sono i dardi incrociati come i bastoni, la Speranza i vasi, la Gelosia gli occhi, il Timore le fruste.
Lo sfondo di ogni carta doveva essere colorato e ogni seme aveva il suo colore appropriato: violaceo per Amore, verde per Speranza, azzurro per Gelosia. Non sappiamo il colore per Timore perché alcune pagine del codice di Viti sono perdute.

Anche le figure di fante, cavallo, regina, re non hanno corrispondenza con i mazzi canonici:
il seme dell'Amore ha Ciclope, Paride, Venere e Giove;
Speranza ha Orazio Coclite, Giasone, Giuditta e Enea;
Gelosia ha Argo, Turno, Giunone e Vulcano;
Timore ha Fineo, Tolomeo, Andromaca e Dionisio di Siracusa.
Le figure corrispondenti ai fanti sono quindi impersonate da soldati o guardiani; i cavalli da re o condottieri; le regine da figure femminili celebri; i re da dei o semidei, ad esclusione del tiranno Dionisio di Siracusa.

Il quinto capitolo dell'opera, Capitulo del Triompho del vano Mondo, è destinato ai trionfi. Secondo Renier, nella sua concezione Boiardo si è ispirato ai Trionfi di Petrarca. Si tratta di ventun trionfi più il Matto: Boiardo compone quindi ventidue terzine, ognuna delle quali descrive virtù, vizi e temi abbinati a personaggi storici, mitologici o biblici. L'unica figura corrispondente ai mazzi canonici è il Mondo che però equivale alla carta del Matto. I trionfi nell'ordine sono il Mondo, l'Ozio, la Fatica, il Desiderio, la Ragione, il Segreto, la Grazia, lo Sdegno, la Pazienza, l'Errore, la Perseveranza, il Dubbio, la Fede, l'Inganno, la Sapienza, il Caso, la Modestia, il Pericolo, l'Esperienza, il Tempo, l'Oblivione, la Forza.
Anche per quanto riguarda i trionfi non c'è quindi corrispondenza con soggetti e immagini canoniche. Viti nel suo commento spiega la relazione di ciascun personaggio con la passione, il vizio o la virtù che rappresenta, senza tralasciarne la storia.

Non possediamo carte di questo mazzo coeve ai testi Boiardo e Viti.
Viti specifica che si è dilungato nella spiegazione perché la dama a cui era indirizzata “possa far dipingere senza essere ad altri obbligata” (p. 337). Oltre a versioni miniate, potevano comunque esistere anche versioni del mazzo a bulino – come avvenne per il Mazzo Sola Busca o i Tarocchi del Mantegna- ed è giunto fino a noi un mazzo xilografico cinquecentesco, oggetto di questa scheda.
Le riproduzioni giunte fino a noi ci mostrano che l'autore delle immagini seguì il testo del Viti (o un mazzo derivante dal testo del Viti) con poche varianti. Le immagini sono nel senso della spiegazione del Viti, ma talvolta vengono semplificate. Nel caso di Giuditta, ad esempio, la xilografia si rifà fedelmente alle sue indicazioni per quello che riguarda la postura e l'abbigliamento, ma non vede la presenza di Oloferne (cfr. ALU.0590). In altri casi i personaggi vengono vestiti con più sfarzo, come Ciclope che indossa un'armatura e non “sola pelle di pecora” (cfr. ALU.0585).

Depaulis ha recentemente ricostruito la complessa vicenda collezionistica di questo mazzo che prima era noto solo a partire dalla pubblicazione di Merlin del 1869.
La prima testimonianza che Depaulis ha reperito riguarda il celebre museo del senatore bolognese Ferdinando Cospi in cui figurava un mazzo xilografico “detto il giuoco delle Passioni, con versi volgari istoriate, & emblematizate”. Dalla descrizione di Lorenzo Legati in Museo Cospiano annesso a quello del famoso Ulisse Adrovandi e donato alla sua Patria dall'Illustrissimo Signore Ferdinando Cospi del 1677 si può con certezza stabilire che il mazzo seguisse le indicazioni di Viti e comprendesse anche 21 trionfi, in seguito dispersi (pp. 304-305). Depaulis riporta poi uno scritto di Gian Giuseppe Bianconi del 1847 che riferisce il mazzo in una collezione privata, probabilmente si tratta di quella dell'antiquario e editore Gaetano Romagnoli che lo vende a Parigi nel 1861 presso Maison Silvestre per 400 franchi (21 dicembre, lotto 548). Proprio a questa vendita fa riferimento otto anni dopo Romain Merlin, in Origine des cartes à jouer, in cui pubblica nove carte da gioco, studiate probabilmente presso Guglielmo Libri, che ne è proprietario tra 1861 e 1862, anno in cui le vende in una grande asta a Londra (Sotheby & Wilkinson, 25 luglio, lotto 587). Libri pubblica un catalogo illustrato a parte che compende sei riproduzioni delle carte (Monuments inédits 1862, p. LII). Merlin nel capitolo intitolato Jeu des passions descrive il mazzo privo dei trionfi, ridotto a 45 carte (“Ce monument intéressant de l'historie des cartes et de la gravure sur bois doit se composer de 57 piéces, savoir, una carte d'introduction, 16 figures et 40 cartes de points”, “Les cartes vendues n'étaient qu'au nombre de 45, il en manquait 12, dont 5 figures"”, p. 95).
Lo stesso mazzo, ora di 44 carte, ricompare un secolo più tardi nella vendita Christie's della ricca collezione di carte da gioco Rimington-Wilson del 1971 (24 novembre, lotto 301; Depaulis dimostra che all'asta di Libri era stato acquistato dall'intermediario Bernard Quaritch).
Depaulis prova che si tratta sempre dello stesso esemplare grazie ai mazzi di carte della collezione Cospi che viaggiano con esso tra le aste, in particolare uno francese rarissimo sui poeti latini con cui condivide aste e collezioni fino alla vendita Christie's. Nel catalogo Christie's è pubblicata la carta con Vulcano, re del seme di Gelosia, che coincide con l'illustrazione in Merlin. Il mazzo venne acquistato in quell'occasione da Carlo Alberto Chiesa per 350 ghinee e da lui rivenduto a un collezionista svizzero, da allora se ne sono perse le tracce. Dummett pubblica altre sei carte di questo mazzo in The Game of Tarot, Londra, 1980 (tavola XVI, quattro delle quali già pubblicate da Libri).

In assenza delle carte originali l'attribuzione a uno specifico ambito di produzione è particolarmente rischiosa. Dalle riproduzioni in Dummett e nel catalogo Christie's possiamo forse ipotizzare un ambito emiliano-veneto (Dummett le attribuisce a Ferrara e Merlin a Venezia) e una cronologia entro il primo quarto del Cinquecento.

Possediamo le riproduzioni fotografiche (o a china, nel caso di Merlin e di Libri) delle seguenti 17 carte:

asso di Amore (Libri, ALU.0583)
due di Amore (Libri, ALU.0584)
fante di Amore – Ciclope (Libri e Dummett, ALU.0585)
regina di Amore – Venere (Merlin, ALU.0586)

due di Speranza (Merlin, ALU.0587)
fante di Speranza - Orazio Coclite (Merlin, ALU.0588)
cavallo di Speranza – Giasone (Libri e Dummett, ALU.0589)
regina di Speranza – Giuditta (Merlin, ALU.0590)

otto di Gelosia (Dummett, ALU.0591)
fante di Gelosia – Argo (Merlin, ALU.0592)
regina di Gelosia – Giunone (Libri e Dummett, ALU.0593)
re di Gelosia – Vulcano (Merlin e Christie's, ALU.0594)

asso di Timore (Merlin, ALU.0595)
due di Timore (Dummett, ALU.0596)
cavallo di Timore - Tolomeo d'Egitto (Merlin, ALU.0597)
regina di Timore – Andromaca (Merlin, ALU.0598)
re di Timore – Dionisio di Siracusa (Libri e Dummett, ALU.0599)

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

tipologia: scansione da libro

REPERTORI

BIBLIOGRAFIA

Legati L., Museo Cospiano annesso a quello del famoso Ulisse Aldrovandi e donato alla sua Patria dall'Illustrissimo Signor Ferdinando Cospi, Bologna, 1677, pp. 304-305 
https://archive.org/details/museocospianoann00lega/page/n5
, Catalogue of the Reserved and Most Valuable Portion of the Libri Collection, London, 25 luglio 1862, p. 160, n. 587 
https://books.google.to/books?id=SoGp8hem9SUC&printsec=frontcover#v=onepage&q&f=false
, Monuments inédits ou peu connus, faisant partie du cabinet de Guillaume Libri et qui se rapportent à l'histoire des arts du dessin considérés dans leur application à l'ornement des livres, London, 1862, p. LII 
https://archive.org/details/gri_33125010596001/page/n3
Merlin R., Origine des cartes à jouer. Recherches nouvelles sur les naibis, les tarots et sue les autres espèces de cartes, Paris, 1869, pp. 94-96, tav. 28 
https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k1232440/f5.image
Solerti A., Le poesie volgari e latine di Matteo Maria Boiardo riscontrate sui codici e su le prime stampe da Angelo Solerti, Bologna, 1894, pp. xxii-xxxiii, 315-338
Renier R., "Tarocchi di Matteo Maria Boiardo", Studi su Matteo Maria Boiardo, Bologna, 1894, pp. 229-259
, Christie's, Printed Books and a Choice Collection of Playing Cards, London, 24 novembre 1971, pp. 70-71, n. 301
Dummett M., Il mondo e l'angelo. I tarocchi e la loro storia, Napoli, 1993, pp. 204-206
Baldi C., "I tarocchi di Boiardo nella cultura rinascimentale", in Acme, 2008, pp. 77-108, fig. 2
Depaulis T., "Les jeux du sénateur Cospi", in Curiositas. Les cabinets de curiosités en Europe, 25 settembre 2017, tav. 
https://curiositas.org/les-jeux-du-senateur-cospi

MOSTRE/ESPOSIZIONI

AUTORE DELLA SCHEDA

Urbini S./ Piazzi M.L., 2018
Urbini S./ Piazzi M.L., Atlante delle xilografie italiane del Rinascimento, ALU.0592, https://archivi.cini.it/storiaarte/detail/31793/carta-gioco-31793.html