La xilografia, nota in questo unico esemplare, vede ai lati rappresentate le impronte dei piedi di Cristo e nella parte centrale due scene distinte: in quella superiore Cristo che appare a san Pietro, scena nota anche come Quo Vadis, e in quella inferiore il martirio di san Sebastiano. La prima scena ha diretta relazione con le impronte di Cristo, poiché rimasero impresse sulla pietra quando apparve a san Pietro sulla via Appia per dirgli di tornare a Roma e affrontare il martirio. Le impronte sono conservate nella Basilica di san Sebastiano fuori le mura a Roma (una copia seicentesca si trova nella vicina cappella Domine Quo Vadis, nota oggi come Santa Maria in Palmis, situata anch’essa sulla via Appia). Anche la scena con il martirio di san Sebastiano va riferita alla medesima basilica, che era uno dei più importanti luoghi di culto cristiani: conteneva le catacombe con le prime sepolture di Pietro e Paolo, san Sebastiano e di altri martiri, e dunque era meta di pellegrinaggi e luogo di indulgenze.
Questa xilografia, inedita, è datata 1558 ed è un foglio volante. Ilona Balogh ne ha studiato uno molto affine (con la stessa composizione e i medesimi soggetti rappresentati), conservato a Budapest e databile al 1490-1500, traendo conclusioni valide anche per quello oggetto di questa scheda, successivo di circa 60 anni (cfr. ALU.0798). La studiosa ritiene che le scene rappresentate nel foglio di Budapest copino gli affreschi del XV secolo che dovevano conservarsi nella basilica e nella vicina cappella e che probabilmente sono andati perduti nei rifacimenti seicenteschi. Sostiene questa tesi confrontando la qualità della composizione con alcuni fraintendimenti nella stampa, come gli scagnozzi che stanno tirando frecce a san Sebastiano. Osserva che due scene come il Martirio di san Sebastiano e quella molto rara del Quo vadis non avrebbero altra ragione di essere presentate insieme se non appunto come ricordo del luogo di pellegrinaggio in cui si trovano entrambe. In effetti confrontando il foglio di Budapest con questo, si osserva che i modelli figurativi sono i medesimi e le differenze riscontrabili nelle pose e nell’abbigliamento dei personaggi sono probabilmente motivati dalla volontà di aggiornare stilisticamente le scene.
La qualità dell'intaglio di questa xilografia è notevole e anche il disegno risulta fresco. Le tecniche di intaglio sono particolarmente interessanti per come si adattano ai soggetti: le due scene figurative presentano tratteggi sottili, spesso incrociati, mentre i piedi raffigurati ai lati sono delineati con linee più spesse e presentano un elegante sfondo con lunghe linee verticali, simile a quello del foglio di Budapest che però vedeva linee orizzontali.
Il foglio è inserito in un volume manoscritto chigiano che contiene diversi documenti relativi al papato (Chig.A.VI.194, digitalizzato e consultabile al link https://digi.vatlib.it/view/MSS_Chig.A.VI.194). In fondo al volume sono inserite 11 bolle papali di Paolo III e Paolo IV insieme a questo foglio, datato 1558, che risale al papato di Paolo IV (1555-1559). Che la sua funzione sia attinente a quella delle bolle lo conferma l'iscrizione "QVESTA INSEGNA SE DA DE GRATIA CVN LA S.MA BVLLA" che indica che era venduto con una bolla realizzata al fine di concedere la grazia per i peccati. E infatti tra le bolle conservate nel volume c'è anche "Confesionale con le Indulgentie Gratie" che è quella che accompagnava questa stampa (f. 268). La Basilica di San Sebastiano Fuori le Mura faceva parte delle Sette Chiese, in cui potevano essere vendute le indulgenze e si può ipotizzare che il foglio abbia avuto una diffusione legata a questa pratica. È probabile che anche il foglio di Budapest avesse questa stessa finalità. Non sorprende che presso il convento dei frati francescani, collegato alla Basilica di San Sebastiano, attualmente si conservi una matrice in rame incisa all'acquaforte, datata 1826, che vede ai lati le impronte dei piedi di Cristo e al centro un lungo testo con sole due illustrazioni: il Quo vadis e il Martirio di San Sebastiano (che però non seguono più i modelli figurativi precedenti). Il fatto che la matrice di rame sia conservata presso il convento è un dato interessante, un indizio che la stampa e la distribuzione di questi fogli fossero gestite dagli stessi frati, modalità che potrebbero essere state le medesime dei secoli precedenti.
Esiste una xilografia francese che riprende in parte la versione di Budapest, ma ha una diversa funzione di protezione dalle morti improvvise (cfr. ALU.0798).
Desideriamo ringraziare Giacomo Cardinali e Simona De Crescenzo della Biblioteca Apostolica Vaticana per i preziosi suggerimenti.