OGGETTO

definizione: stampa

SOGGETTO

identificazione: CRISTO PORTACROCE
titolo parallelo: CHRIST CARRYING THE CROSS
titolo: Cristo portacroce

ACQUISIZIONE NELLA RACCOLTA

tipo acquisizione: acquisto
London, 1963

PROVENIENZA

data uscita: 1963, ottobre

DATAZIONE

secc. XV/ XVI, fine/inizio
1480 ca. - 1520 ca.

AUTORE

  • Anonimo (incisore, inventore)
ambito culturale: ambito nord-italiano (incisore)
ambito nord-italiano (inventore)
altre attribuzioni: ambito veronese
ambito milanese

STATO DELLA STAMPA

stato unico

DATI TECNICI

xilografia; coloritura in rosa, marrone, rosso, nero; mm 525 x 397; mm 525 x 397 ca.
materia del supporto: carta
filigrana: non rilevabile

STATO DI CONSERVAZIONE

discreto
indicazioni specifiche: lacune; foglio fortemente integrato e restaurato

MODALITÀ DI CONSERVAZIONE

RESTAURI

ISCRIZIONI

tipologia: didascalica
lingua: latino
trascrizione: QUI VULT POST ME VENIRE ABNEGET SEMET= / IPSUM ET TOLLAT CRUCEM SUA[M] ET SEQUAT[UR] ME










STEMMI, MARCHI

NOTIZIE STORICO-CRITICHE

La xilografia col Cristo portacroce è nota attraverso due esemplari: quello qui schedato e quello, più noto, conservato a Berlino, Kupferstichkabinett, per il quale si veda la scheda relativa (ALU.0001.1).
Si tratta di una stampa la cui matrice lignea veniva in passato identificata con un legno conservato nel cosiddetto Fondo Soliani della Galleria Estense di Modena (inv. C.199a; cfr. ALU.0002-M). Questa matrice, oltre a non avere la cornice e l'iscrizione della fascia inferiore, e a presentare alcune lacune che potrebbero derivare da una semplice usura del legno, mostra difformità nei dettagli della composizione: la lunghezza del braccio della croce, la resa delle spine della corona, dei capelli, il profilo del naso, le pieghe della pelle della mano, l'ombreggiatura dell'interno della manica, etc. Proprio come aveva già ipotizzato Maria Goldoni (1986) riprendendo Hind (1935, p. 446), deve trattarsi di un rifacimento completo dal legno antico, e quindi di una replica (cfr. da ultimo Aldovini 2014).
Il foglio di Boston qui schedato risulta poco noto alla critica anche recente (pubblicazioni specifiche sull'esemplare sono quelle di Ringbom 1965, Rathbone 1967, Friedlander-Molhe 1970, Brown 1987, Ohno 2007, Aldovini 2014). Le sue condizioni sono solo apparentemente migliori rispetto a quello berlinese: la carta è piuttosto spessa ed è stato colorato a mano in rosa, marrone, rosso e nero, offrendo quindi ancora più palesemente indicazione dell'impiego di questo genere di stampe, ovvero della destinazione o funzione di queste opere, tendenzialmente definite ‘popolari', durante quello che Maria Goldoni chiama il loro ‘periodo vitale'. Esattamente come il loro corrispettivo ‘nobile' in pittura, questi fogli dovevano servire per la devozione privata. Anche le misure sono assolutamente analoghe ai dipinti considerati in questa sede. Tali stampe dovevano dunque venir appese alle pareti, con un qualche sistema di montaggio: lo possiamo dedurre anche dai fori, posti a una distanza regolare l'uno dall'altro, visibili lungo i margini del foglio (dove il bordo è stato colorato di nero, per ricreare una sorta di incorniciatura), evidenti anche nell'esemplare di Berlino lungo il margine laterale sinistro e lungo quello inferiore.
Dal confronto tra i due esemplari si rileva la diversità tra le cornici, almeno per quanto riguarda la banda superiore. Come in altri casi di cornici xilografiche composte da più blocchi – e quindi sostituibili nel caso, per esempio, di danneggiamento –, si nota come le estremità della cornice superiore siano diverse (nel foglio di Berlino si trovano le rosette a tutti e quattro gli angoli, mentre in quello di Boston gli angoli superiori vedono i monogrammi di Gesù e di Maria, sempre su fondo scuro). Bisogna tener presente che le cornici venivano impiegate dai tipografi a più riprese, anche adattate “a libri di formati diversi, sia segandone le estremità, sia, al contrario, riempiendo i vuoti con ‘zeppe' di piccoli blocchi di risulta”, o con diverse combinazioni, dando quindi origine a ibridi tra legni di provenienza diversa. Allo stato attuale delle ricerche non è possibile stabilire quale possa essere la versione più antica dell'immagine, anche se la ‘registrazione' non precisa dei legni nell'esemplare di Boston potrebbe far pensare che quello di Berlino sia l'esemplare che attesta la situazione più equilibrata e quindi più antica del legno.

Per quanto riguarda l'attribuzione e datazione della xilografia in questione e la sua invenzione, si veda la scheda dell'esemplare di Berlino, ALU.0001.1.

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

tipologia: fotografia digitale
ente proprietario: Boston, Museum of Fine Arts ©

REPERTORI

Schreiber W.L., Handbuch der Holz- und Metallschnitte des XV. Jahrhunderts, Leipzig, 1926-1930, II, n. 919 
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/schreiber1926ga
Field R.S., The Illustrated Bartsch 161-166 (Supplement). German single leaf woodcuts before 1500: Anonymous artists, New York, 1987-2008, v. 163, p. 213 n. 919

BIBLIOGRAFIA

Lippmann F., "Der italienische Holzschnitt im XV. Jahrhundert", in Jahrbuch der Koeniglich Preussischen Kunstsammlungen, 1884, V, pp. 3-26, 179-207,305-327, p. 321 
https://www.digizeitschriften.de/dms/toc/?PID=PPN523141572_0005
Kristeller P., Die Lombardische Graphik der Renaissance nebst einem Verzeichnis von Büchern mit Holzschnitten, Berlin, 1913, p. 57
Hind A.M., An Introduction to a History of Woodcut, London, 1935, II, pp. 444-446
, I legni incisi della Galleria Estense. Quattro secoli di stampa nell'Italia Settentrionale, Modena, 1986, pp. 81-82 sotto n. 24
Brown D.A., Andrea Solario, Milano, 1987, pp. 86-88, note p. 134, p. 101 fig. 66
Ohno Y., "La visualizzazione della Imitatio Christi nella cappella 36 della Salita al Calvario sul Sacro Monte di Varallo", in Arte Lombarda, Milano, 2007, 150, pp. 68-83, p. 76, fig. 19
Aldovini L., "La stampa con il 'Cristo portacroce' e la trasmissione dei modelli nell'arte lombarda tra fine XV e inizio XVI secolo", L'Andata al Calvario di Marco Palmezzano. Restauri, ricerche, interpretazioni, Lovere, 2014, pp. 87-96, 142-146, pp. 87-96, fig.p. 144 (didascalia erronea, cfr. dida fig. 21)

MOSTRE/ESPOSIZIONI

15th and 16th Century Italian Engravings Washington, National Gallery of Art, 1973
The Sforza Court: Milan in the Renaissance Austin, Archer M. Huntington Art Gallery, 1988-1989

AUTORE DELLA SCHEDA

Aldovini L., 2016
Aldovini L., Atlante delle xilografie italiane del Rinascimento, ALU.0001.2, http://archivi.cini.it:80/cini-web/storiaarte/detail/60/stampa-60;JSESSIONID_OPAC_CINI=CEC17FCAF6F4B95166112EEBB9FEAD08.html