Xilografia in 4 blocchi, originariamente forse in 6. In primo piano la nuda Susanna rivolta verso sinistra, è sorpresa dai due vecchi mentre sta uscendo da una vasca situata in un giardino, cinta da mura e chiusa da una porticina sproporzionata rispetto alla monumentale figura della donna. La figura di Susanna, ad esempio, sembra ispirarsi a un modello della scultura antica, come il busto di Venere in primo piano nel celebre ritratto di Andrea Odoni di Lorenzo Lotto (Tanzi 2022, 2024).
Alla destra i due anziani personaggi -uno con un ginocchio a terra, la barba lunga e un mantello bordato di pelliccia, l’altro che indossa una berretta e il cui busto spunta da dietro una balza di terreno- sono caratterizzati fisiognomicamente in modo assai realistico. In secondo piano, quasi fosse un’opera a se stante (e un utilizzo autonomo dei fogli è infatti stato ipotizzato) scorre un fondale di abitazione al confine con la natura, la cui vivacità e buona riuscita richiama un giudizio nei confronti di Girolamo da Treviso -al quale, per via del monogramma, l'invenzione dell'incisione era attribuita- da parte di Sabba da Castiglione che lo definì “pratico di paesi, di lontani, di casamenti (cit. da Ervas).
In basso a destra, una tabella era destinata a un’iscrizione che probabilmente doveva identificare l'incisore o l'editore. A sinistra, in un cartiglio, il monogramma dell'inventor, che venne identificato con quello di Girolamo Pennacchi (o da Treviso) il Giovane (1497?-1544): in merito all'autore dell'opera e all'attribuzione del monogramma si vedano gli scritti di Marco Tanzi (Tanzi 2022, 2024). Come nel caso del Sacrificio di Isacco di Ugo da Carpi (ALU.0175.1), anche questa xilografia è penalizzata dalla mancanza di unità nel disegno, che non trascorrere in modo fluido da un foglio all’altro, tanto che l’immagine risulta come divisa in quattro parti. Essa rivela, al di là dell’arcaismo dell’impaginato, aspetti di notevole originalità tecnica e iconografica, caratterizzando in modo realistico sia gli elementi naturalistici che le figure (Ervas, 2014, p.77).
L’opera si può identificare con “la hystoria de Susanna” citata nella petizione presentata dell’editore Bernardino Benalio, insieme alla richiesta per altre stampe e libri, al Senato veneziano il 9 febbraio 1515. La xilografia è nota in due esemplari composti da quattro fogli, uno conservato a Copenaghen (Statens Museum for Kunst, ALU.0182.1), l'altro alla Biblioteca Universitaria di Bologna (qui catalogato). Due fogli con la sola metà inferiore sono al British Museum (ALU.0182.2), mentre altri due con la sola metà superiore sono conservati al Museo Diocasano Tridentino (ALU.0182.3). Un foglio isolato, quello in basso a destra, è conservato nella Collezione di Feliciano Benvenuti e fu esposto da Muraro e Rosand nella mostra dedicata alla xilografia veneziana del 1976 (Muraro e Rosand 1976, n. 10, pp. 83-84). Si tratta comunque di tirature piuttosto tarde, viste le spaccature dei blocchi e il numero rilevante di tarli. Nella collezione di Ferdinand Columbus esisteva un esemplare della xilografia costituito da sei fogli, colorato (McDonald n.2730: “six marca-size sheets in total, three long by two high”). Come ha ipotizzato David Landau, due fogli in più dovevano completare orizzontalmente l'opera.
